Armatura Italiana conservata a Philadephia di Roveno Valorosi

Grazie a Roveno Valorosi per la ricerca. 

Armatura Italiana conservata a Philadephia

Armatura Italiana conservata a Philadephia5

Armatura italiana, Philadelphia Museum of Modern Art, fine XV secolo. In particolare: corazza, spallacci e braccia 1500-1510; elmo a rondella 1490-1500

 

Descrizione dell’elmo tratta da Ancient Italian Pieces in the Kienbusch Collection in Studies in European Arms and Armor. The C. Otto von Kienbusch collection in Philadelphia Museum of Art di Lionello G. Boccia:

1a Armatura Italiana conservata a Philadephia5

The third helmet (fig. 23) (ndr l’autore fa riferimento a due elmi precedenti della stessa tipologia datati 1470 e 1490, quindi il suddetto è l’ultimo in ordine cronologico)is the latest of the group. The bowl bears a strong comb of trapezoidal section, which is extended into the narrow neckguard ending in a wedge that engages the rear edges of the cheekpieces (the rondel and the post are, as usual, modern). The frontal is more protective than the two previous examples; it reaches far back, with the lateral edges cut obtusely, and then rises obliquely to form rhe usual median cusp, being less open at the top. The cheekpieces too, reach far back to form a neckguard; their rearedges nearly meet and are cut away to accommodate the post of the rondel; the lower rim has a turned edge. The facial opening is arched, has a turned edge at the sides, and is cut in a wide trapezoidal shape in front of the mouth. The visor a ventaglia is of advanced design, with concealed hinges, and a raised, protruding lip at its upper edge; the beak is still rather low but the lateral corners rise slightly, bowlike. Its lower edge is not straight or slightly convex as usual, but runs concave from the hinges and then, forming a distinct angle, runs straight to the chin. The lower right-hand side bears eight vetilation holes arranged in a triangle, as well as one hole for the missing lifting peg. This headpiece is also unmarked, but it is Lombard; the shape of the lower edge of the visor betrays some influence from Southern Germany, and an acceptable date would be the last decade of the fifteenth century”.

Descrizione della corazza tratta dal medesimo studio sopracitato di Lionello G. Boccia:

1aa Armatura Italiana conservata a Philadephia5

“Unlike the preceding piece (ndr una corazza da uomo d’arme appiedato alla tedesca), the next breastplate (fig. 37) is to be worn on horseback, as is clear from the attachments for a lance-rest on the right. It is very slim and slightly curved and ribbed; the lip at the bottom as three pairs of holes for attaching the fauld. The neckline is bordered by a boldly turned boxed edge modeled as a triangle with the front surface flattened at the apex. The arm openings are cur somewhat obliquely and are bordere like the neckline. On the right side of the chest are four holes for attaching the lancerest; at present these are filled by four blocks riveted in place. The piece is certainly Italian and datable to around 1500. It is closely related to the breastplate of a suit (B 5) in the Diocesan Museum of Mantua, to two others in Cleveland, and to others -one of which is engraved with foliage- in the Metropolitan Museum of Art”

1aaaa Armatura Italiana conservata a Philadephia5

Armatura, ultimo quarto del XV secolo. Mantova, Santuario della Madonna delle Grazie.

 

L’armatura di Mantova cui fa riferimento il Boccia è stata anche quella che casualmente ho preso, all’inizio della ricerca, come termine di paragone usando il testo Armi in Occidente di Arturo Puricelli-Guerra, della quale c’è una breve descrizione: “bellissimo esemplare dell’arte degli armaioli milanesi. Il petto della corazza ha una forma più ellittica. La panziera a lamine con i fiancali è fissata esteriormente. L’armatura è diventata asimmetrica. La parte destra destinata all’offesa è alleggerita e guadagna in mobilità ed è in articolazione. La parte sinistra, destinata invece alla difesa, è in compenso meno mobile, ma più rinforzata.” Per uno studio più approfondito si rimanda all’opera di Boccia Le armature di S. Maria delle Grazie di Curtatone di Mantova e l’armatura lombarda del ‘400

 

TRADUZIONE IN ITALIANO:

Un sentito grazie a Mauro Carapacchi per la traduzione dall’inglese all’italiano.

Ecco qui il testo tradotto, per i nomi in italiano dei vari pezzi mi sono appoggiato alla nomenclatura usata da Boccia.. così per chiarezza!! —————————————

Il terzo elmo (fig. 23) (ndr l’autore fa riferimento a due elmi precedenti della stessa tipologia datati 1470 e 1490, quindi il suddetto è l’ultimo in ordine cronologico) è l’ultimo del gruppo. Il coppo presenta una robusta cresta di sezione trapezoidale, che si estende fino alla ristretta protezione del collo per finire in un cuneo che entra in contatto il bordo posteriore dei guanciali ( la rondella ed il gambo sono, come di consueto, moderni). La parte frontale è più protettiva dei due esemplari precedenti; si estende più indietro, con i bordi laterali tagliati ottusamente, che poi risale obliquamente a formare la consueta cuspide mediana, pur essendo meno aperta in cima. Anche i guanciali si estendono all’indietro per formare la protezione del collo; i bordi posteriori si congiungono quasi e sono tagliati per far spazio al gambo della rotella; l’orlo inferiore ha il bordo piegato. L’apertura facciale è arcuata, ha il bordo piegato ai lati, ed è tagliato con una forma di largo trapezio davanti alla bocca. Il visore a “ventaglia” è di design avanzato, con i cardini nascosti, ed un labbro rialzato e sporgente al bordo superiore; il becco è ancora abbastanza basso ma i bordi laterali salgono leggermente, ad forma di arco. Il bordo inferiore non è dritto o leggermente convesso come di consueto, ma arriva concavo dalle cerniere e poi, formando un angolo forte, corre dritto fino al mento. Nella parte destra inferiore ci sono 8 buchi di ventilazione disposti a triangolo, così come un buco per il manubrio che è assente. Questo elmo non presenta marchi, ma è di origine Lombarda; la forma del bordo inferiore del visore tradisce una certa influenza dal sud della Germania, e una data plausibile potrebbe essere l’ultima decade del quindicesimo secolo. A differenza del precedente pezzo (ndr una corazza da uomo d’arme appiedato alla tedesca), la prossima corazza (fig. 37) è fatta per essere indossata a cavallo, come si nota dagli attacchi per la resta sul lato destro. È molto fina e leggermente curvata e costolata; il labbro in fondo ha tre paia di buchi per attaccare le falde (fiancali o scarselle). La linea del collo è bordata con un netto risvolto modellato a triangolo con la parte frontale appiattita al vertice. Le aperture delle braccia sono tagliate piuttosto oblique e sono bordate come la linea del collo. Nella parte destra del petto sono presenti quattro buchi per agganciare la resta; al momento sono riempiti con quattro blocchi rivettati. Il pezzo è certamente italiano e databile intorno al 1500. E’ strettamente imparentata con la corazza dell’armatura (B5) nel museo diocesano di Mantova, ad altre due che si trovano a Cleveland, e ad altre – una delle quali è decorata con foglie – nel Metropolitan Museum of Art.

Pdf dell’articolo di Roveno Valorosi: Armatura Italiana conservata a Philadephia5

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Una risposta a Armatura Italiana conservata a Philadephia di Roveno Valorosi

  1. libraiomalatesta ha detto:

    Un sentito grazie a Mauro Carapacchi per la traduzione dall’inglese all’italiano.

    Ecco qui il testo tradotto, per i nomi in italiano dei vari pezzi mi sono appoggiato alla nomenclatura usata da Boccia.. così per chiarezza!! —————————————

    Il terzo elmo (fig. 23) (ndr l’autore fa riferimento a due elmi precedenti della stessa tipologia datati 1470 e 1490, quindi il suddetto è l’ultimo in ordine cronologico) è l’ultimo del gruppo. Il coppo presenta una robusta cresta di sezione trapezoidale, che si estende fino alla ristretta protezione del collo per finire in un cuneo che entra in contatto il bordo posteriore dei guanciali ( la rondella ed il gambo sono, come di consueto, moderni). La parte frontale è più protettiva dei due esemplari precedenti; si estende più indietro, con i bordi laterali tagliati ottusamente, che poi risale obliquamente a formare la consueta cuspide mediana, pur essendo meno aperta in cima. Anche i guanciali si estendono all’indietro per formare la protezione del collo; i bordi posteriori si congiungono quasi e sono tagliati per far spazio al gambo della rotella; l’orlo inferiore ha il bordo piegato. L’apertura facciale è arcuata, ha il bordo piegato ai lati, ed è tagliato con una forma di largo trapezio davanti alla bocca. Il visore a “ventaglia” è di design avanzato, con i cardini nascosti, ed un labbro rialzato e sporgente al bordo superiore; il becco è ancora abbastanza basso ma i bordi laterali salgono leggermente, ad forma di arco. Il bordo inferiore non è dritto o leggermente convesso come di consueto, ma arriva concavo dalle cerniere e poi, formando un angolo forte, corre dritto fino al mento. Nella parte destra inferiore ci sono 8 buchi di ventilazione disposti a triangolo, così come un buco per il manubrio che è assente. Questo elmo non presenta marchi, ma è di origine Lombarda; la forma del bordo inferiore del visore tradisce una certa influenza dal sud della Germania, e una data plausibile potrebbe essere l’ultima decade del quindicesimo secolo. A differenza del precedente pezzo (ndr una corazza da uomo d’arme appiedato alla tedesca), la prossima corazza (fig. 37) è fatta per essere indossata a cavallo, come si nota dagli attacchi per la resta sul lato destro. È molto fina e leggermente curvata e costolata; il labbro in fondo ha tre paia di buchi per attaccare le falde (fiancali o scarselle). La linea del collo è bordata con un netto risvolto modellato a triangolo con la parte frontale appiattita al vertice. Le aperture delle braccia sono tagliate piuttosto oblique e sono bordate come la linea del collo. Nella parte destra del petto sono presenti quattro buchi per agganciare la resta; al momento sono riempiti con quattro blocchi rivettati. Il pezzo è certamente italiano e databile intorno al 1500. E’ strettamente imparentata con la corazza dell’armatura (B5) nel museo diocesano di Mantova, ad altre due che si trovano a Cleveland, e ad altre – una delle quali è decorata con foglie – nel Metropolitan Museum of Art.

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