L’importanza della luce artificiale, alcune riflessioni (nell’articolo immagini di candelabri del XV secolo)

Buona Lettura

Questa settimana mi è capitato di imbattermi in un post su Facebook dell’amico e come me appassionato studioso e ricostruttore del XV secolo Marco Vignola. (ecco il link del post).Si disquisiva sulla provenienza geografica di un candelabro presente nella sua foto con un suo amico. Allego con il permesso dell’autore una foto di reperti e un’immagine di un quadro dove vi è la presenza di tale modello di candelabro.

Pezzi esposti al museo di Dinant (Wallonia, Belgio)

Pezzi esposti al museo di Dinant (Wallonia, Belgio)

Pezzi esposti al museo di Dinant (Wallonia, Belgio) quasi tutti datati alla fine del XV sec. in realtà la cronologia scende almeno sino al XIII sec.

Foto di proprietà di Francesco Carrera

Colantonio,_San_Girolamo_nello_studio,_1444,_04

Colantonio, San Girolamo nello studio, 1444

Immagine condivisa da Marco Vignola

Niente di strano direte voi ma nella mia contorta mentalità mi si è accesa una lampadina o per meglio dire spenta…mi spiego meglio.Quanti milioni se non miliardi di persone oramai abituate alla luce elettrica artificiale compiono ogni giorno quel gesto automatico. CLIC! si pigia sull’interruttore e la luce inonda le nostre case, le nostre strade, i nostri giardini, le palestre, i locali etc etc, ma nel XV secolo come funzionava?

Vorrei che voi tutti assieme a me cercaste di immaginare un mondo senza luce elettrica proprio come nel XV secolo. Questo piccolo e insignificante particolare per noi uomini moderni è stato capace di cambiare l’intero sistema di vita della società. Quasi tutti pranzano verso le 19.00/20.00 la sera ma siamo sicuri che anche i nostri avi lo facessero. In un mondo dove non esiste la luminescenza generata da lampioni, luci di abitazioni, automezzi, tutto è tenebra, ogni cosa diventa un’ombra indefinita e alcune operazioni diventano difficili se non quasi impossibili. Leggere? Difficilissimo. Mangiare? Impegnativo. Ed allora ecco che a rigore di logica, e su qualche notizia letta un pò la è un pò qua in documenti dell’epoca, la cena viene anticipata al tramonto e le attività cessano quasi del tutto, a parte quelle ricreative. Costretti quindi a ritmi naturali dettate dalla luce solare gli uomini e le donne si coricano presto, ma si svegliano anche presto (all’alba) per sfruttare tutte le ore di luce possibili per le loro attività. La notte ci si rintana tra le mura domestiche o nelle taverne, dove una luce soffusa di candele e lanterne dona sicurezza, ma per le strade dove non vi sono come ora lampioni o fari, ogni rumore, ogni movimento, ogni ombra, si trasforma in una nuova paura…A pensarci bene con quel CLIC il nostro mondo è cambiato parecchio, ora possiamo mangiare anche a tarda notte, spostarci, svagarci, leggere, studiare o come me scrivere ma ogni tanto quando siamo la sera in rievocazione magari con un faro giustamente puntato per illuminare e permettere ai visitatori di interagire con noi, pensiamo a quanto potesse essere difficile compiere anche l’azione più semplice per i nostri avi e magari riportiamolo anche al pubblico che viene a trovarci.

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