Notizie interessanti, immagini e documenti sulle fanterie del XV secolo

Su questo articolo verranno pubblicate notizie interessanti, immagini e documenti sulle fanterie del XV secolo.

L’articolo sarà un work in progress, ad ogni documento aggiunto verrà assegnato un numero. Il mio commento o eventuali note saranno scritte in Grassetto Corsivo Sottolineato

RC-C-07084 folio 1 recto Accampamento del Re Alfonso d'Aragona dettaglio fante con scudo piccolo e tre lance

Cominciamo dalle basi.

Come erano armati i fanti nel XV secolo?

Una standardizzazione probabilmente non esisteva poiché durante i miei studi ho catalogato attraverso documenti e immagini d’epoca, fanti armati in diverse maniere.

Ritengo quindi l’unica soluzione il proporre in maniera oggettiva, una serie di immagini e documenti dimodoché chi legge si faccia una propria idea.

L’unico elemento soggettivo saranno i miei eventuali commenti.

Punto 1.)

REGOLAMENTI DELLE COMPAGNIE DI VENTURA tratte da NUOVE DISPOSIZIONI DEL BANCO DEGLI STIPENDIARI

(Archivio di Stato di Venezia, Commemoriali, reg.XII, cc.136-9 Raccolta di ordinanze datata 1434 in Archivio di Stato di Venezia,) Traduzione dal latino a cura di Lorenzo Calabrese.

Note sul documento:

 “ I regolamenti militari che ci sono pervenuti dai primi anni ’30 del Quattrocento sono raccolti in un documento assai voluminoso ed esauriente. E’ costituito da 56 capi, con un’appendice sulle armi il cui possesso era richiesto tanto alla cavalleria che alla fanteria, e sulle pene previste in caso di inadempienza. I capitoli più importanti riguardano la procedura per l’ingaggio e la rassegna delle truppe, i regolamenti delle ispezioni, i limiti di tempo concessi per portare uomini e cavalli al numero previsto prima che fossero applicate le sanzioni, e le norme sul soldo. Si continua poi formulando i giuramenti di fedeltà e obbedienza cui erano tenuti i soldati: dovevano giurare di rimanere fedeli a Venezia, di osservare i regolamenti, di non trattare con il nemico, di non provocare disordini con i civili, di consegnare i prigionieri più importanti, di non attraversare la città senza autorizzazione, e infine di rispettare i collaterali. I regolamenti si occupano poi dei compiti dei castellani, e delle pratiche espressamente vietate quali il commercio con la popolazione locale, l’abbandono del posto senza licenza, l’accettazione di un altro ingaggio. Infine le clausole sulla diserzione e le pene previste, e sull’obbligo per i collaterali di imporre il rispetto dei regolamenti e di non defraudare le truppe.” (tratto da L’organizzazione militare di Venezia nel ‘400, autore Michael E. Mallet, editore Jouvence pg.148) Queste raccolte di ordinanze sono in due copie e sono conservate in CARTE DEL CONTE FRANCESCO SFORZA in ASMi, Archivio Ducale Visconteo, 20, (5 dicembre 1433) e l’altra  in Commemoriali, reg. XII, cc.136-9 (1434). Le due versioni sono identiche tranne qualche modifica nell’ordine degli articoli. Ve ne è una terza versione modificata, più breve del 1 maggio 1441  emessa dopo discussione con i capitani (Commemoriali, reg. XIII, c. 106v.)

E andiamo a incominciare:

  • I fanti che dispongano di un solo famiglio (Famiglio= inserviente, domestico, servitore, aiutante sul campo) è sufficiente che abbiano almeno celata, un bracciale a destra,(NOTA BENE. Solo bracciale o guanto armato a destra, poichè la sinistra solitamente tiene lo scudo) spada, schinieri (Per armi e protezioni del XV secolo vedasi materiale da me raccolto per ora sulla bacheca pinterest, cliccando sui seguenti link  ARMIPROTEZIONI)  e targone,
RC-B-16047 ritaglio

De Machinis, Ms. Lat, 7239, Bibliothéque Nationale de France, Paris.

 e abbiano in mano lancia che possano passare al famiglio quando lo stesso famiglio porga a loro il targone. ( Praticamente dalla descrizione, il fante porge la lancia al famiglio che lo assiste, il famiglio a sua volta gli porge il targone e a questo punto il fante si ritrova con spada e targone. Non si parla di corazzine o protezioni per il corpo e ciò è strano poichè si vedono nelle immagini dell’epoca e sono presenti in altri nei documenti. Probabilmente si riteneva che bastasse la protezione del targone)

 folio 1 recto Duello di Sigismondo e Alfonso fante che si copre con lo scudo piccolo che scaglia una lancia

Paris, Bibliothéque de l’Arsenal, Manoscritto 630, folio 1 recto Duello di Sigismondo e Alfonso (sotto). Dettaglio

(nella immagine soprastante il personaggio che tiene in mano due lance è probabilmente un famiglio)

  • I fanti che dispongono di più di un famiglio devono essere armati nello stesso modo come sopra, con lancia in mano che danno al famiglio che porta con sé il targone ( si parla di fanti con più di un famiglio, quindi a mio avviso in taluni casi anche quello del fante era un mestiere che rendeva bene dal punto di vista economico)
  • Tutti gli altri famigli devono avere almeno: celata, bracciali, lancia e spada (se anche i famigli devono avere l’armamentario descritto, ciò è indice del fatto che sicuramente partecipavano agli scontri)
  • I fanti con solo il soldo devono avere almeno: celata, bracciali, spada, lancia o arco oppure balestra a crocco (a maneta), purché siano abili con l’arco o con la balestra (Qui si parla probabilmente di fanti solo con il soldo (senza famigli?), comunque sia avvallato da altri documenti che fornirò più avanti posso affermare che vi erano differenze dal punto di vista economico all’interno delle compagnie tra i fanti, dettate per lo più dal tipo di armamento o specializzazione)
  • Per ogni 25 ci devono essere almeno 8 targoni. (Quest’ultima affermazione mi ha portato a un ragionamento sul modo di combattere delle fanterie che vorrei ora qui illustrarvi. Sappiamo che in età medievale l’unità base delle fanterie erano le venticinquine e che l’unica innovazione introdotta agli inizi del XV secolo, sono le armi da fuoco portatili e una fanteria più agguerrita e dinamica armata di spada e scudo. La richiesta di almeno 8 targoni ogni venticinque fanti ci porta a pensare che essi servissero per formare un muro di scudi da dove i tiratori riparati, (lanciottari, balestrieri e schioppettieri), potessero tirare in tutta sicurezza. Successivamente dietro i tiratori dovevano essere presenti i picchieri, pronti a coprire le spalle da cariche di cavalleria e di fanteria o frapponendosi fra i tiratori usare le proprie picche in avanti tra targone e targone. Quindi  tre file di 8 elementi che fa 24 più un caporale, totale 25. Idea poco avvallata da certezze ma da molti indizi e personalmente molto suggestiva)

Allego dettagli dell’Hesperis francese e inglese per rafforzare la mia tesi.

dettaglio 2 hesperis Bodleyan

dettaglio Hesperis Bodleyan

dettaglio hesperis Arsenal

Punto 2.)

GERARCHIE E GRADI MILITARI DELLA FANTERIA DEL XV SECOLO secondo gli studi di Andrea da Mosto*

(Ordinamenti militari delle soldatesche dello stato romano dal 1430 al 1470, in “Quellen und Forschungen aus Italinische Archiven,  und Biblioteken”, 5; 1902, pag. 19-34. Lo studio è stato fatto su documenti contemporanei facenti parte del fondo del ministero delle armi pontificio, più precisamente della serie di buste intitolata: “Soldatesche, conti staordinari”, che ci conservano nel R. archivio di stato romano).

Per i fanti provvisionati*:

CONESTABILE:Era il più alto in grado all’interno della fanteria e comandava diversi ed era generalmente montato a cavallo. A volte comandava anche una squadra formata da lance (La lancia era l’unità base della cavalleria di uomini d’arme)

(*Provvisionato è anche sinonimo di stipendiato. Generalmente si intendono quei fanti esperti e degni di fiducia a cui il Signore o il Condottiero riconosceva uno stipendio fisso annuale o mensile e che diversamente dai mercenari puri finite le campagne guerresche o Condotte non venivano licenziati ma restavano al servizio del Signore e Condottiero, reimpiegati magari nel presidio delle fortezze)

CAPORALE E/O CAPOSQUADRASubito al di sotto a livello gerarchico del conestabile, comandavano forze variabilissime di fanti a livello numerico. Ne troviamo in questi documenti uno ogni 4, 5, 7, 15, uomini etc. (In Soldatesche, conti straordinari, B. 1 troviamo che nel 1431 una compagnia di 109 fanti contava 29 caporali)

CAPI, CAPORALES, SOCII: (Serie di altre figure gerarchiche sotto i caporaliNate per esigenze di tipo strategico nelle compagnie di fanti molto numerose che non potevano essere comandate da un  singolo caporale senza aiuto, sia per esigenze di tipo economico poichè come ci dice Mario del Treppo nel suo contributo, “Gli aspetti organizzativi, economici e sociali di una compagnia di ventura italiana, in “Rivista Storica Italiana”, LXXXV/2 (1973), pp. 253-275.” le compagnie ricalcavano molto la struttura delle compagnie mercantili poichè fornivano un servizio; quello della guerra, dietro compenso, ed è proprio per questo che si usa il termine “socii” o “socio” o addirittura in certi documenti “paga”  per designare il fante)

FAMULI O FAMIGLI: (Anche se non esplicitamente detto dal Da Mosto i famuli o famigli in quanto servitori e aiutanti anche nel momento del combattimento del fante come visto nel PUNTO 1 rappresentano, l’ultimo anello della catena gerarchica)

 

Punto 3.)

USO DI PETTO E SCHIENA NELLA FANTERIA ITALIANA DEL XV SECOLO (Con il contributo di Marco Tedaldi)

La ricerca storica non è mai ferma sulle sue posizioni e capita  che si prendano delle momentanee cantonate causate dalla  mancanza di documenti o da una ricerca superficiale. Fortunatamente quello che non vede un ricercatore, viene notato da un altro ed è così unendo le proprie parti che si riesce ad ottenere una visione d’insieme. L’importante è l’ammettere i propri errori e avere la consapevolezza che non se ne sarà esenti anche nel futuro. Questo preambolo nasce per ridimensionare il mio contributo sulle fanterie (e le sue protezioni) contenute nel volume ANGHIARI 29 Giugno 1440 Autore Massimo Predonzani edizioni Il Cerchio, pagina 56-70. In tale contributo evidenziavo la scarsità di documentazione e di presenza di petto e schiena per la fanteria, ritenendo la brigantina la protezione quasi universalmente usata. A smentire questa mia affermazione ci hanno pensato Marco Tedaldi della compagnia del Montone, che mi ha fornito alcune eloquenti immagini.

Testo di Marco Tedaldi: Da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello 1438 circa – notare gli spallacci a falde senza sovrapiastre di rinforzo del fante con corazza intera ma senza guanti d’arme, la non presenza di scarselle e apparente cotta, niente resta sul petto; tra i balestrieri notare quello con gli arnesi asimmetrici.

Testo di Marco Tedaldi: Da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello 1438 circa, notare il fante con armatura intera, senza resta e scarselle.

Particolare come sopra.

Testo di Marco Tedaldi: Da La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello 1438 circa. Notare il fante con armatura solo del busto con spallacci e arnesi completi del guanto, non ha scarselle e cotta; il fante dietro anch’esso corazzato, presenta gli arnesi da gamba, ma lo schiniere è sprovvisto della parte dietro. Più in là un’altro fante con petto a piastre.

Testo di Marco Tedaldi: Tratto dal De Sphaera circa 1470, il corazzato a sinistra che viene colpito non ha resta, gli spallacci si configurano a falde e privi di rinforzi con piastra aggiuntiva fissata a perno (come per i cavalieri), e quindi probabilmente consentono al soldato quel colpo che sta per eseguire e una mobilità maggiore. Stesso spallaccio in un’altro soldato, privo di rinforzo (un cavaliere nel medesimo spallaccio, il sinistro avrebbe una grossa piastra, qui si vedono le falde mobili). Quello a destra che indossa solo la corazza della parte superiore non si capisce, per via dell’uso dello stesso colore grigio del metallo, se indossa un farsetto rinforzato o una brigantina sulla quale sono fissati i pezzi, ma potrebbe essere anche una sopraveste o una giornea sopra il petto, non si capisce abbastanza bene. Presenti le brigantine in molti casi anche qui.

Testo di Marco Tedaldi: Adorazione dei Magi, 1423, Gentile da Fabriano, Particolare. Qui il soldato corazzato ha un petto senza resta, gli spallacci sostituiti dalle maniche della cotta, presenta arnesi da braccia e gambe e anche un particolare tipo di scarselle, ridotte a piccole piastre.

Testo di Marco Tedaldi: Nicola di Ulisse da Siena, Quadro di S. Andrea. (La battaglia della fornarina 1463)

Testo di Luigi Battarra: Maestro dei Cassoni (?) XV secolo, Fronte di cassone ligneo (Ringling Museum di Sarasota, Florida, Usa).Il fante tutto sulla sinistra indossa un petto.

Sicuramente ci saranno più testimonianze e immagini ma per ora direi che bastano queste. Grazie a tutti per l’attenzione. 
PUNTO 4.
Tratto da ORDINE DELL’ESERCITO DUCALE SFORZESCO 1472-1474 di Orso degli Orsini.

Pagina 482
…carra 5 per condure tarchono 200; (5 carri per portare 200 targoni) carri IIj per condure corazine 200 coperte; (3 carri per portare 200 corazzine) carro uno per condure celade 200 cum guanti 200 dritti ( 1 carro per portare 200 celate e 200 guanti d’arme destri)

PUNTO 5.

Tratto da il testo di Oreste Cavallari “Sigismondo Malatesta”  pagina 382.

«Il soldo era di tre ducati d’oro al mese e quattro d’onoranza per ogni 25 fanti». (Notizia presa da Broglio G., Cronaca Universale)cavallari

Il collegamento mentale a un’altra notizia del genere è stato quasi immediato, «per ogni 25 (fanti) ci devono essere almeno 8 targoni», tratto da Regolamenti delle compagnie di ventura tratte da NUOVE DISPOSIZIONI DEL BANCO DEGLI STIPENDIARI (Archivio di Stato di Venezia, Commemoriali, reg.XII, cc.136-9 Raccolta di ordinanze datata 1434 in Archivio di Stato di Venezia,).

Altra notizia che potrebbe confermare questo numero tratto da Capena e il suo territorio Di G. Giacomo Pani, pagina 149, nota 9 (https://books.google.it/books?hl=it&id=rds8_wj9GrgC&q=milites#v=onepage&q=fortebraccio&f=false).

Tomasetti, ibid. Nel 1433 gli abitanti di Leprignano devono inviare a Bracciano 25 soldati, in aiuto all’esercito di Eugenio IV contro Fortebraccio.

Il numero 25 ritorna…che 25 (la venticinquina) sia magari l’unità base della fanteria nel XV secolo?

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