Studio delle specialità di fanteria denominate “lanze longhe” attraverso documenti e immagini ad uso dei rievocatori (e non)

Ultimamente mi è stato richiesta da un amico di fornirgli informazioni sulla specialità di fanteria del quattrocento; le cosiddette “lanze longhe” . Visto che dovevo fare una ricerca ne ho approfittato per farne un articolo  e cercherò di portare in maniera quanto più semplice ed esaustiva quello che fino ad ora sono riuscito a trovare, il tutto condito dalle mie elucubrazioni. La mia è una piccola ricerca fatta in tempi brevi che naturalmente può benissimo essere contestata naturalmente con dati e documenti alla mano.

UNA PICCOLA RICHIESTA. Il link dell’articolo sarà postato su facebook, ma lo leggerete sul mio blog. Nel caso vi piaccia, vi chiedo di mettere un Mi Piace su facebook o lasciare un commento sempre su facebook o sul blog. Grazie

Ma partiamo dall’inizio. Ho sempre affermato, in seguito a quello che ho studiato in questi anni,  che per addestrarsi e rievocare la fanteria armata di lancia lunga per il Quattrocento bisognerebbe farlo in schiera  di due file per X persone di fronte come affermato anche da Piero Pieri nel suo lavoro Le milizie sforzesche (1450-1534). Storia di Milano. XIV. Fondazione Treccani. Milano  dove ci descrive proprio la differenza tra schiera quattrocentesca e quadrato di picche tardo/quattrocentesco e cinquecentesco

Questa nuova fanteria, nonostante si affacci saltuariamente in Italia, attraverso i cantoni svizzeri assoldata da signorotti locali, trova la sua duratura affermazione per mezzo della guerra burgundica (1476-77) È una fanteria di pastori armata di lance lunghe, strutturata diversamente da quella italiana quattrocentesca che si disponeva al massimo in schiere di due fila. Composta da profonde falangi quadrate, (il quadrato svizzero NdA) presenta sul campo una nuova temibile arma, la selva di picche. Mentre la fanteria di tiratori,(la schiera quattrocentesca NdA) applica la strategia lenta e logoratrice dell’arma da getto, quest’ultima usa quella devastante e risolutiva dell’arma bianca. Il quadrato svizzero è composto da 6000 uomini, disposti su settanta righe, per ottantacinque uomini di fronte. Esercito composto di tre quadrati di circa 100 metri per lato, che oltre a tenere a bada la cavalleria, disposta al massimo su due file e con una lancia molto più corta, non ha più timore neanche della fanteria di tiratori. Con disciplina e compattezza questa massa enorme, irta di picche, riesce in poco tempo a superare le distanze, e a travolgere tutto quello che gli si para innanzi, con un effetto devastante sia sul piano fisico che morale degli avversari. L’unico limite di questa fanteria, viene dal fatto che per manovrare al meglio, vi è bisogno di grandi spazi in piano o con leggera ondulazione. La tattica comunque è la seguente, il primo quadrato assorbe l’urto frontalmente, il secondo si affianca e inizia a portare la sua azione sul fianco, del nemico mentre il terzo sferra l’attacco decisivo sull’altro lato. In effetti è proprio in questo periodo, che la fanteria di tiratori perde definitivamente il suo ruolo dominante e viene asservita alla maniera di combattere alla svizzera, maniera di cui gli italiani si approprieranno molto presto.

Come si desume da questo scritto quindi non sarebbe del tutto esatto proporre il quadrato di picche nella rievocazione quattrocentesca, poichè come visto esso non ha la sua piena affermazione prima delle guerra burgundiche del 1476-77. Non che non fosse usato anche prima ma come vedremo dalla cronaca seguente, probabilmente esso non ebbe affermazione nel quattrocento in seguito alla sconfitta degli svizzeri da parte del Carmagnola  nella battaglia di Arbedo. Di seguito la cronaca:

Quattromila svizzeri, infatti avevano varcato il passo del San Gottardo per attaccare Bellinzona stessa e Domodossola; il Carmagnola si fece loro incontro con un esercito forte, tra l’altro, di cinquemila cavalieri e tremila fanti. Gli svizzeri formarono alla loro maniera tradizionale un quadrato di picche, ma si videro ben presto circondati. Il Carmagnola li attese attestato su una posizione accuratamente scelta ad Arbedo e, una volta fatti scendere da cavallo i suoi armigeri, li lanciò contro il quadrato svizzero con una tattica che ricordava quella di Giovanni Acuto. La battaglia, combattuta il 30 giugno 1422, fu lunga e aspra; ma alla fine la superiorità numerica italiana ebbe la meglio. Rifiutando la resa offerta dagli svizzeri, egli li fece completamente a pezzi e fu quello un colpo di cui in Svizzera durò il ricordo per molti anni e forse contribuì in qualche modo a trattenere gli svizzeri da fare altre comparse, se non sporadiche, in Italia per tutto il resto del secolo. (fonte http://www.arsbellica.it/pagine/battaglie_in_sintesi/Arbedo.html)

Le lance lunghe italiane in schiera a mio parere invece usavano per avvantaggiarsi le asperità del terreno, fossi, torrenti, macchie, boschi, cespugli, etc come ci descrive il professor Francesco Storti nel suo contributo La «novellaja» mercenaria. Vita militare, esercito e stato nella corrispondenza di commissari, principi e soldati del secolo XV   «Studi storici», 54 (2013), pp. 5-40

callando del monte de l’altre gente loro, fo forza fare fare inanci l’altre doe squadre che erano de llà dal fosso ad andargli a fare spalle (pag. 8)

Et, benché ’l facto d’arme fosse nel piano, pure gli sono alcuni fossi et machioni et lochi apti a fantarie (pag. 9)

Ma come erano utilizzate queste lance lunghe? In nostro aiuto ci viene una cronaca della battaglia di Manciano della fine di Giugno del 1455, a opera del Simonetta, (G.Simonetta, Rerum gestarum Francisci Sfortiae Commentarii, Muratori, in RR.II.SS, nuova edizione, vol.XXI, parte II. pp. 408-409) tra gli eserciti collegati sforzesco e pontificio da una parte, e le armate di Jacopo Piccinino dall’altra.

Mentre gli eserciti collegati si stanno accampando su due poggi, situati sulla riva destra del fiume Flora, l’esercito sforzesco si trova assalito da squadre di cavalleria e fanteria braccesche, agli ordini del Piccinino. Presa alla sprovvista, la fanteria di tiratori messa a guardia dell’accampamento viene dispersa, ma altra fanteria addestrata e disciplinata come si conviene alla tradizione sforzesca, afferra le lance lunghe e stabilisce un fronte invalicabile, che permetterà a Roberto Sanseverino di portare aiuto agli sforzeschi.

Notizie documentali sulle lance lunghe tratti dagli atti delle milizie sanmarinesi del 1406: V’è infine, annotato un gruppo di 41 uomini che debbono portare un tipo di arma non identificato “Capixianas” (?) sive lantias longa (lancia lunga) tratto da Armi e Armati della Repubblica di San Marino. Parte I: dalle origini alla riforma del 1543. Autore Gaetano Rossi pag, 97-98, editato da Commissione Nazionale Sammarinese per l’Unesco

Oltre a questo ci vengono in aiuto i dettagli delle miniature dell’Hesperis.

Nella prima (hesperis arsenal francia folio 1 recto) le lance lunghe sono usate contro altre lance lunghe e sono a terra come se fossero state usate lanciandole in avanti per sferrare un colpo con la punta e poi fossero cadute

hesperis arsenal folio 1 recto Accampamento del Re  Alfonso d'Aragona(sopra) Duello di Sigismondo e Alfonso (sotto) - dettaglio lanze longhe

Nella seconda (hesperis arsenal francia folio 26 recto) le lance lunghe sono utilizzate contro un’altra schiera di lance lunghe e in più i lancieri hanno in mano una lancia presumibilmente un lanciotto da scagliare

hesperis arsenal folio 26 recto Combattimento attorno a Populonia - dettaglio lanze longhe

Nella terza (hesperis arsenal francia folio 15 recto) i lancieri vengono utilizzati come guardia dell’accampamento

hesperis arsenal RC-C-07085 folio 15 recto Assedio di Populonia - dettaglio lanze longhe

Nella quarta (hesperis arsenal francia folio 1 recto)i lancieri marciano in fila da due ed alcuni portano in mano un lanciotto da scagliare.

Una curiosità, in cima alla fila ci sono due lanciatori di lanciotto, uno ha lo scudo legato sulla schiena mentre l’altro marcia sempre con lo scudo legato alla schiena con due lanciotti sulla spalla destra e un lanciotto nella mano sinistra. Prossimamente tratterò anche la specialità dei lanciatori di lanciotto

hesperis arsenal, folio 1 recto Accampamento del Re  Alfonso d'Aragona(sopra) Duello di Sigismondo e Alfonso (sotto) -dettaglio lanze longhe

Nella quinta (hesperis arsenal francia folio 112 recto) schiera mista a sinistra composta da lanciatori di lanciotto con scudo, balestrieri e lance lunghe. A destra schiera composta esclusivamente di lance lunghe

hesperis arsenal, folio 112 recto Combattimento - dettaglio lanze longhe

Nella sesta (hesperis arsenal francia folio 112 verso) schiera mista composta da schioppetieri, balestrieri, lanciatori di lanciotto, lance lunghe e fanti armati di targone e spiedo.

hesperis arsenal, folio 112 verso Assedio della torre di Vada - dettaglio lanze longhe

Nella settima (hesperis arsenal francia folio 113 recto) a sinistra sulla spiaggia schiera mista di schioppettieri e balestrieri al riparo di targonieri, mentre i lancieri sembrano tenere lontane le navi mentre dalle stesse lanciano dei lanciotti. Alcune curiosità, in tutte le miniature i lancieri non hanno protezioni di sorta a parte nella miniatura sottostante dove il sesto lanciere da sinistra sembra avere una celata e il settimo un cappello d’arme. Su alcuni di loro si vedono delle daghe fissate di traverso alla cintura, di solito nella parte dietro

hesperis arsenal, folio 113 recto Incendio della torre di Vada - dettaglio lanze longhe

Nell’ottava (Hesperis bodleyan Inghilterra fol. 112v ) una semplice curiosità, si vedono lance lunghe su una galea

hesperis bodleyan fol. 100v. dettaglio lanze longhe

Nella nona (Hesperis bodleyan Inghilterra fol. 122v ) a sinistra lancieri in marcia e a destra davanti alla fila due lanciatori di lanciotti con la solita modalità, scudi legati sulla schiena e tre lanciotti, due sulla spalla destra e una in mano

hesperis bodleyan fol. 122v - dettaglio

 

La specialità del lanciere è adatta quindi a gruppi storici abbastanza numerosi magari con poca disponibilità finanziaria,  poichè per organizzare una schiera basta avere i fanti abbigliati con camicia, farsetto, calzabraga separata e cappello, una daga, una lancia lunga e un lanciotto.

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4 risposte a Studio delle specialità di fanteria denominate “lanze longhe” attraverso documenti e immagini ad uso dei rievocatori (e non)

  1. Genesio Panza ha detto:

    un ottimo articolo, complimenti… è da un po che studio l’hesperis, nella fattispecie le fanterie napoletane in quanto con il mio gruppo storico stiamo cercando di ricostruire le araldiche aragonesi presenti sui campi di battaglia durante la metà del XV secolo, e avevo notato nel folio 26 recto, che dovrebbe rappresentare le truppe del malatesta contrapposte alel truppe napoletane durante l’assedio di piombino del 1448, una differente organizzazione tra le due formazioni…

    a destra i napoletani sembrano organizzati in maniera alternata, una fila di picchieri e fanti con lanciotto da getto intramezzati da una fila di tiratori con balestra e schioppetto, con una profondità (almeno da quello che si vede) di tre ranghi alternati, mentre le truppe malatestiane sembrano organizzate in maniera differente, una fila di picche e lanciatori seguite da una fila di tiratori e subito dopo da piu file di picchieri a ranghi piu serrati..

    potrebbe essre solo una suggestione la mia, ma è possibile affermare che in questa iconografia vediamo rappresentata da parte dei napoletani quella che sembra una formazione embrionale e sperimentale di quella che poi diventerà la formazione usata dagli spagnoli per tutto il XVI e XVII secolo ovvero il Tercio?

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    • Genesio Panza ha detto:

      provando ad integrare il ragionamento mi viene in mente “El Gran Capitán del Regno di Napoli” De Cordoba che a seguito della disastrosa sconfitta di Seminara contro le truppe di Carlo VIII che disponeva dei mercenari svizzeri, meglio armati ed organizzati, che porto successivamente ad un differente approccio alla guerra da parte degli spagnoli che presero ad usare piccole azioni di guerriglia senza incontrare mai piu su un campo aperto gli svizzeri e all’uso integrato della picca e moschetto (tercio), tattica che da li a poco sarà predominante sui campi di battaglia di tutta europa…. ma siamo già alla fine del XV secolo…

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    • Luigi Battarra ha detto:

      Potrebbe sicuramente essere, non dimentichiamoci che l’innovazione di fanteria armata di spada, scudo e lanciotti arriva proprio dal Regno di Napoli. Non saprei dirti se è una formazione embrionale, abbiamo pochi elementi per azzardare ma sicuramente parlando con Marco Rubboli siamo giunti alla conclusione che quella del quadrato è stata in fondo un intermezzo durato un secolo e che poi si è tornati con il Tercios alla ripartizione in tre branche

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  2. Francesco ha detto:

    Bell’ articolo.
    Una cosa che però non mi convince del tutto è l’ affermazione secondo cui le lance lunghe si sarebbero schierate su soli due ranghi: credo che sarebbe l’ unico esempio di una formazione così sottile e quindi delicata…è solo una sensazione, però.
    Ancora complimenti per il blog

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